lunedì 11 agosto 2014

le cose belle e le altre cose

Sarà che in estate da qualche anno vado in un posto che non è casa mia
nel quale non trovo ricordi o tracce di vita passata.
Sarà che forse non esiste più un posto così per me
Ho una casa che mi contiene in una città che mi ha accettato così come sono e che io mi faccio bastare ma nel frattempo mi adopero affinché molte delle sue innumerevoli facce cambino, nella quale ho trovato un posto, nella quale ho fatto nascere i miei figli e provo a destinare loro delle giornate piene e avventurose tra i pericoli e le inefficienze e le bellezze da scoprire.

Una città che in questi anni, la vivo da circa 20 di questi, si è come stratificata.
Gli stessi posti li frequento e li osservo adesso che li attraverso con i bambini e li penso quando erano i miei posti dello studio, delle scoperte, delle notti a piedi o in bicicletta.
A questi pensieri si sono legati in queste ultime settimane un film e un libro.
Senza che facessi nulla, cose che si riconoscono, che devo solo intrecciare con le mie parole, niente di più.

In una bella sera estiva, in uno spazio semi dimenticato e ricco di fascino della città dove vivo, Palermo, è iniziata giorno 23 luglio una rassegna di film e documentari, terminata proprio la scorsa settimana.
La prima sera, il 23 luglio, ad aspettarci un documentario italiano, Le cose belle (http://www.lecosebelle.eu)

4 storie, di ragazzi e ragazze napoletani, che vanno avanti e indietro nella vita
conosciuti dai due registi all'età di circa 10-13 anni nel 1999 (Agostino Ferrente  e Giovanni Piperno realizzano per Rai Tre il documentario Intervista a mia madre, con quattro adolescenti, Fabio, Enzo, Adele e Silvana, e una domanda: che ne sarà di noi?).
Gli stessi vengono ritrovati da grandi dieci anni dopo, le speranze e i desideri dell'età piccola si sono intanto trasformati, come la città che li accoglie e gli conferisce un'impronta forte, riconoscibile, forse anche pesante da sostenere come eredità di parole e comportamenti.
Ma ci sono sogni nei loro occhi, ci sono volontà e scelte da affrontare, rapporti con le famiglie alle quali in qualche modo restano vicini nella vita, fratelli e sorelle , una comunità, un quartiere, le strade nelle quali con disinvoltura ti muovi, sbagli, cerchi e cresci.
Storie e memoria sullo sfondo di una città che mescola tutto, che trascina i più deboli, nella quale restare se stessi è la sfida più grande.
Mi è piaciuta la schiettezza del racconto, senza un pensiero che non fosse quello dei protagonisti e delle storie capaci di dipanare un ragionamento più ampio che dalle scelte di vita di ognuno arriva al lavoro, alla famiglia ai figli, alla morte alla solitudine per accettare infine le cose belle, belle perché piccole e raggiungibili? forse no
belle perché grandi
Si augurano cose grandi, si aspira alla parte migliore di noi e della vita
anche se qualcosa ci riporta indietro, e in avanti si guarda a fatica
Mi piacciono le due donne del film, Silvana e Adele, quelle che da ragazzine volevano fare le modelle.
Poi, in qualche modo prendono in mano vita e famiglia, riconnettono rapporti dimenticati (commovente la scena di Silvana con sua mamma riprese mentre parlano dentro il reparto dell'ospedale) provano a trasformare un sogno come quello di ballare di Adele, solo che diventa un lavoro da fare di notte in un night club.
Però la passione è forte come la canzone che ci sta tutta nel film, che sia solo la passione che tiene in vita deboli speranze, accendendole, che sia il presentimento di un cambiamento necessario, che sia la musica o il corpo che cambia, o il corpo tenuto nascosto. L'ho sentita questa pulsione forte per tutta la durata del documentario, la stessa che ci riporta a quello che siamo. La stessa che mi ha collegato al libro finito in questi giorni 'La nostalgia felice' di Amelie Nothomb.
Nel libro la Nothomb ritorna in Giappone dopo 16 anni e qui rivede la donna che le ha fatto da madre i primi anni della sua vita e il suo ragazzo dei vent'anni, ritorna nella terra della sua infanzia dopo un terremoto 'che ne ha cambiato il volto e la memoria'
ritorna per 'chiedere ai luoghi di darle dei segni'.
Ritorna per scoprire come tutto o molto è cambiato:
'Più un dispiacere è banale più è serio. tutti hanno fatto questa crudele esperienza: scoprire che i luoghi sacri della prima infanzia sono stati profanati, che non sono stati giudicati degni di essere preservati e che è una cosa normale tutto qui'

Le cose belle del documentario si legano ad una parola giapponese che nel libro viene definita come la nostalgia felice, natsukashii, l'istante in cui la memoria rievoca un bel ricordo che la riempie di dolcezza.

La città di napoli e quella di tokyo diventano pagine sulle quali appuntare trame di vita, scrive la Nothomb: 'non ho mai capito tokyo. perché è così grande? non afferro la sua forma nè con la mente nè con il corpo. tokyo mi evoca la logorrea di un maniaco: non vedo la struttura del discorso, non riesco a fare luce né su una frase né sulla punteggiatura, posso solo lasciarmi attraversare da qual flusso inesorabile e assurdo. riesco a riconoscere un quartiere così come posso identificare un verbo, ma non so perché si trova lì. avrei voglia di domandare:ma che cosa stai dicendo? ma tokyo non mi consente di dire una parola. allora mi rassegno alla sconfitta'
Che poi in fondo non è proprio una sconfitta, lo sanno i personaggi, lo sanno i registi, lo sappiamo noi e lo sa la scrittrice quando scrive:
'Ognuno di noi invece può contemplare il mare, scalare una montagna e guardarsi intorno, innamorarsi: l'immensità è mille volte più alla nostra portata dell'infinitesimale- è per questo che tendiamo tutti ad aspirare a quello che ci supera, quello che sarebbe bellissimo se non fossimo persone che fanno tanta fatica a non ottenerlo'

E allora più che sconfitta è fatica, a restare fedeli a quell'aspirazione di tanti anni fa, così come a ritrovarsi nelle nuove vite, a tracciare percorsi nuovi che ci soddisfino, attraverso il racconto cinematografico, attraverso la scrittura, in un viaggio al contrario ricomponiamo i pezzi di tanti passaggi di vita, non aspirando di certo a chiarirli, ma a tenerli nonostante tutto.
Ma in questa passeggiata tra la vita di prima e quella di adesso, tra un ricordo e la sua trasformazione, la Nothomb sente gli sguardi intorno, in un parco dove torna a passeggiare dopo la sua lunga assenza dal Giappone, sono quelli delle nonnine, si: 'le nonnine si gustano la mia crisi. Calcolano che alla mia età, ne ho ancora per una trentina d'anni prima di smettere di essere educata. Dopo potrò fregarmene come loro'






mercoledì 19 marzo 2014

tutto comincia da una piazza, da un gioco, da una scuola


succede che mesi fa una giunta ispirata e dei tecnici comunali altrettanto illuminati decidano di mettere in piedi un progetto per quella che a palermo è conosciuta come piazza magione.
ecco comincio dal progetto per entrare subito nel merito della questione




metto da parte i commenti, che però sono troppi e non trovano posto (allora li butto via).

dopo aver visto questo progetto un gruppo di cittadini legati in vario modo a quel luogo propone di rivedere i punti punti di partenza in ragione delle prospettive future.
nell'area che il progetto intendeva trasformare in un'area sgambamento cani svolge un ruolo determinante in quel quartiere un campetto di calcio, spontaneo, come il gioco che vi si svolge e le dinamiche che attiva tra abitanti, ragazzi di tutte le etnie.
così nel mese di luglio 2013 si svolge una seduta del consiglio della prima circoscrizione e, in quell'occasione la dirigente dell'istituto scolastico che si trova vicino la piazza, propone di fare un incontro per presentare al quartiere il progetto.
l'incontro avviene a fine ottobre, a scuola, con i bambini e  le famiglie, una parte. ci sono i tecnici comunali, assessori, rappresentanti dell'amministrazione. in quell'occasione viene organizzata una partita di 24 ore che comincia a mezzogiorno circa del 31 e termina alla stessa ora del giorno dopo. coinvolge grandi e piccoli, in tutte le ore di vita di quel posto. quelle del giorno, del passaggio dei bambini e delle famiglie per andare a scuola, quelle del gioco, quelle della vita serale e notturna, forse un pò movimentate e rumorose ma comunque presenti.

durante l'incontro gli organizzatori della campagna sport popolare in spazio pubblico presentano un tentativo di analisi dell'area della piazza che non risponda solo alle esigenze di una parte della popolazione e propone visivamente quanto segue





















ecco. non era difficile immaginare un percorso, almeno darsi degli strumenti di analisi. crearseli o farseli suggerire dalla 'piazza', dalle persone.
in seguito all'incontro di ottobre i promotori della campagna sport popolare in spazio pubblico, in accordo con la scuola elementare ferrara, hanno iniziato dei laboratori con i bambini delle quarte e delle quinte. i laboratori hanno avuto come oggetto la progettazione della mobilità lenta nella piazza e della segnaletica appropriata e la progettazione di giochi, non elementi standardizzati da adattare alla piazza ma 'modalità' di gioco nuove e possibili.
alla fine di questo percorso durato un mese in accordo con l'amministrazione che avrebbe analizzato insieme a noi gli elaborati dei bambini, veniamo assorbiti dalla lettura di questo 'stupefacente' articolo


nel quale non si fa riferimento alle associazioni che hanno curato i laboratori, nel quale si assegna ai laboratori un titolo a fantasia e si descrive un processo alla fine del quale il merito sembra andare ad altri ma non a noi che questo processo di partecipazione lo abbiamo avviato. 

cose alle quali dovremmo essere abituati? no. il percorso continua e non si distrugge, continua nella chiarezza, nei modi semplici e diretti, nell'ascolto dei bisogni e dei sogni, nell'informazione e nella formazione di tutti se necessario. perché si prende parte per un quartiere e i suoi abitanti ma si denunciano pure comportamenti e si creano le condizioni per cambiarli. il percorso continuerà con la presentazione degli elaborati dei bambini e in un successivo momento di confronto per definire le modalità di avanzamento del progetto che, speriamo, venga definito attraverso una consultazione pubblica che porti alla definizione di un concorso, utile per moltiplicare i punti di vista e ampliare il numero di soluzioni possibili, di risposte alle richieste degli abitanti (tutti) e dei bambini.


è di questi giorni una segnalazione ripetutamente sottolineata, fotografata, scritta da genitori e abitanti sulla discarica a cielo aperto accanto la scuola (ringrazio giovanna per le foto)








il comune risponde così ad una cittadina-mamma-attivista come noi



fino a ieri mattina nulla era cambiato. i tempi di certi percorsi dovrebbero saltare procedure lunghe e articolate il perché leggetelo qui  http://www.nonsoloamianto.com/effetti-salute-eternit.htm

speriamo di non dover ricorrere al kit di rimozione
http://www.eternit-smaltimento.it/2011/kit-rimozione-amianto-autorimozione.html

o alle vernici incapsulanti
http://www.irisvernici.com/quaderni_amianto.htm

siamo stanchi
arriva la primavera
e vorremmo goderci quel poco che la città ci offre e ci permette di fruire in sicurezza. poco però.troppo poco.









lunedì 10 marzo 2014

quello che ho capito della scuola materna



“Vorrei che all’ingresso di tutti i musei e di tutte le scuole ci fosse una scritta: 
non importa se non capisci, segui il ritmo” maria lai
dopo quasi un anno di frequenza dei due presso una scuola dell'infanzia pubblica nel centro storico di palermo, non ho capito molto.

pochi punti, fondamentali però, resteranno nella mia memoria e nei miei primi passi nel mondo della scuola che sarà ancora ricco di esperienze, speranze, lotte e delusioni.
un pò di cose le avevo scritte qui un anno fa
sarà la scadenza del 28 febbraio, termine ultimo per presentare le iscrizioni alla scuola dell'infanzia, ma torno a scrivere sull'argomento.
anche quest'anno ho visitato le scuole vicino casa, di mia iniziativa, dal momento che molte non prevedono un open day per le famiglie.
mi sono soffermata su due, vicine alla casa dove abitiamo in questo momento, fattore fondamentale visto il trasporto a piedi o in bicicletta dei due.

ora non saprei dire cosa guidi queste mie visite, quali siano i parametri di confronto con quello che credo debba essere uno spazio dedicato ai bambini, quale faccia debba avere una maestra, quale sguardo, quali parole dovrebbe usare per dirmi chi è e cosa le piace del suo lavoro.

so che ho guardato ancora una volta gli spazi, gli angoli dedicati, i colori, quel particolare modo di pensare alle cose dei bambini, una forma di cura anche questa. 
chi ha a cuore l'argomento, tra le maestre, riesce anche con poco a rendere accogliente uno spazio per i bambini che lo vivono dalle 8:30 del mattino fino alle 16. 
riesce a farlo con poco, magari chiedendo la collaborazione delle famiglie. 
chi non crede nell'importanza che l'organizzazione e la cura dello spazio abbiano nella gestione quotidiana di attività artistiche e di gioco non coglie l'elevato grado di sciatteria che trasmettono libri rotti lasciati sulle mensole di una libreria, giocattoli riposti nelle ceste come capita, pupazzi impolverati e quant'altro. basterebbe poco farlo da sole, perché è lo spazio dove ogni giorno lavori e quindi perché non organizzarlo come si deve, per accogliere i piccoli ma anche per praticità?

so che ho chiesto del tempo, di come trascorre, come attraversa la giornata dei bambini e come questi sono aiutati a percepirlo.
quello che so di queste visite è quello che non so di questo tempo a scuola,
so quello che le maestre non mi dicono (comprese le due che i miei bambini hanno imparato a conoscere nella scuola che frequentano).

so che non esiste spesso uno spazio aperto nel quale trascorrere alcune ore del giorno o, se esiste è pericoloso o fa freddo (a palermo?). 
a novembre scorso a bologna si è svolto un convegno di riflessione e confronto sull'ambiente esterno come risorsa didattica ed educativa. 
Outdoor education (l'educazione sicura all'aperto) era il titolo del convegno e si è parlato di come ... 
"Oggi il bambino è “a rischio” non per i pericoli che potrebbe incontrare nella sua vita ordinaria, familiare e scolastica, ma perché non corre alcun rischio, non impara a “mettere in gioco” le sue capacità psicomotorie naturali. Il bambino è in pericolo per inazione. La sua educazione diventa antipedagogica poiché gli vengono “sottratte” (o rese asettiche) le esperienze nella realtà-vera dove sono il corpo, il movimento, i sensi, le relazioni concrete con le cose e con le persone a guidare la sua maturazione. Il senso autentico dell’educazione è quello di aprire i campi d’esperienza al bambino, non di chiuderli."

so anche degli strumenti di cui alcune maestre si privano, forti di un'esperienza e di una formazione maturata in tempi non proprio recenti e con modalità non sempre collegate alle reali necessità dei bambini. sento il peso del tempo sulle loro idee e sulle loro proposte. sento il peso della stanchezza per alcune, o della disillusione per altre. 
so del rispetto che provo per chi fa questo mestiere
in alcuni quartieri poi sembra ancora più difficile creare una comunità che aiuti a crescere, perché è anche il contesto 'fuori' la scuola che risulta privo di punti di riferimento.
quello che non capisco è perché alcune cose non nascano spontaneamente, perché certe magie non si accendano da sole.

non capisco la maestra che mi propone il libro di testo, che mi parla della valutazione di bambini di tre e quattro o cinque anni, non capisco il programma ministeriale. 
non capisco perché non si scelga un'altra strada, valutando l'ipotesi di doversi creare gli strumenti adatti per costruirla. ci sono libertà che ancora oggi vanno salvaguardate e protette e libertà che vanno aiutate a crescere.

le mie visite finiscono con un senso di fiducia. 
ma dai, non l'avrei detto.
fiducia perché in fondo chi sono io per chiedere tutto questo cambiamento?
che strumenti ho da genitore per avviarlo? 
(all'elezione dei rappresentanti dei genitori su 23 famiglie eravamo presenti in due)
che strumenti hanno le maestre, le scuole?
che strada stiamo percorrendo tutti?


in questi giorni una strada possibile sembra quella tracciata dal gruppo nazionale nidi e infanzia  che ha lanciato una petizione, potete sottoscriverla qui e leggerla qualche riga più sotto.

la strada che percorreremo dentro la scuola proveremo a tracciarla ancora e, magari, a deviarla.

Perché si arrivi in breve tempo all’approvazione di un quadro normativo che, in coerenza con la Raccomandazione della Commissione Europea del 20 febbraio 2013, tenga conto dei diritti dei bambini e delle bambine e della crescita qualitativa realizzata dai servizi per l’infanzia e dalle scuole dell’infanzia negli ultimi decenni.
Chiedono una legge di riforma del settore dei servizi educativi per i bambini e le bambine sotto i sei anni che:
Riconosca l’unitarietà del percorso educativo da zero a sei anni all’interno di una visione organica del sistema di istruzione e formazione,
Definisca le diverse tipologie dei servizi per l’infanzia e la loro natura educativa, abrogando la definizione del nido come servizio a domanda individuale,
Assicuri la qualità di tutti i servizi educativi per i bambini e le bambine sotto i sei anni, definendone come elementi irrinunciabili: la partecipazione dei genitori, la qualificazione universitaria del personale educativo e la loro formazione continua, la collegialità del lavoro, il coordinamento pedagogico; e stabilendo i requisiti organizzativi e strutturali di ogni servizio.
Chiedono una legge che:
Dia nuovo impulso all’estensione dei servizi per l’infanzia e alla generalizzazione della scuole dell’infanzia, contribuendo a sanare gli squilibri territoriali esistenti nella condizione sociale dei bambini fin dai primi anni di vita, con un apposito piano di finanziamenti che sostenga la creazione di nuovi servizi e la loro successiva gestione,
Escluda dal patto di stabilità gli interventi pubblici relativi al funzionamento dei servizi educativi per i bambini e le bambine sotto i sei anni e istituisca meccanismi stabili di finanziamento pubblico, che vedano la compartecipazione dei diversi livelli di governo alla spesa per i servizi per l’infanzia e per le scuole dell’infanzia.

mercoledì 11 dicembre 2013

dreams

nel sogno di stanotte so di aver pianto inseguendo giuseppe e gianluca
gli occhi si appannavano e io li perdevo di vista
mi asciugavo le lacrime 
ritornavo a vedere le loro piccole figure 
e poi di nuovo un fiume di lacrime in piena 
e li perdevo dagli occhi.
dico spesso, o forse sempre, che è stato ed è meraviglioso crescere due bambini insieme
ma non dico spesso quanta sia la paura
quanta sia stata e quanta ancora ce ne sarà
due bambini vicini e diversi
in tutto 
dal modo di giocare a quello di affrontare le difficoltà, 
di gestire la gioia e il dolore
uno che mi manda via perché vuole fare da solo e l'altro che mi tiene stretta
uno che mi racconta e l'altro che mi guarda e ascolta
uno che mi dà pugni e l'altro che si arrabbia e poi mi spiega
e non so ancora se il modo migliore di osservarli sia quello di appuntare differenze 
per capire come modulare reazioni, abbracci, pazienza, parole e sorrisi
o vederli per quello che sono partendo da queste due posizioni così diverse
nel sogno, intanto, io diventavo due
una per ognuno di loro?
sono davvero così?
poi continuavo a correre
e la strada non la decidevo io
li seguivo
e basta




giovedì 28 novembre 2013

la mia famiglia che resiste e non si arrende



Frequentiamo, forse non per sbaglio, la stessa parte di vita fatta di sguardi piccoli e a volte tristi, di 2 che si abbracciano e poi si allontanano, di dispetti e di carezze, di 'no' urlati e di 'ti voglio bene' sussurrati, delle storie dei libri e di quelle che inventiamo, di due stanchezze, di due pazienze, di disegni meravigliosi e costruzioni fantasiose, di disegni strappati e di giochi rotti e poi di giochi inventati e di battute suggerite ad animali e macchinine. Di vestiti da scegliere e cambiare, di rabbie inespresse e di gioie che non si controllano. Di due che inventano e poi rallentano. E sempre degli stessi due forti e immensamente fragili di fronte alla loro vita che cresce. Domenico, la nostra vita è accanto. 



















mercoledì 17 luglio 2013

ancora sulla questione asili a palermo

da quando i due hanno cominciato a frequentare il nido comunale a palermo non ci siamo mai tirati indietro rispetto a questioni inerenti la gestione interna, il diritto allo spazio dei bambini, il rapporto con le famiglie e il loro coinvolgimento attivo nella vita del nido, abbiamo condiviso riflessioni e prospettive di cambiamento. potete leggere tutti i post sull'asilo qui, qui, qui e qui
continuiamo a farlo anche adesso che i due hanno completato la loro esperienza (da settembre frequenteranno la scuola dell'infanzia): promuovendo a palermo l'assemblea cittadina 'bambini misura di città' (4 luglio 2013) e sottolineando pratiche di cambiamento del regolamento degli asili nido attuate dall'amministrazione che non ci convincono perché carenti di una programmazione dei servizi educativi chiara e a lungo termine e di una logica della partecipazione (a partire dai processi decisionali) che tenga conto di tutte le categorie coinvolte. pubblichiamo il comunicato stampa del comitato promotore dell'assemblea cittadina che solleva alcune questioni utili a capire le modalità di gestione dei cambiamenti, fatte dentro le aule consiliari in assenza di dibattito e di visione del futuro oltre che del presente. 

Il Comitato promotore dell’Assemblea cittadina “Bambini misura di città”, in seguito alla delibera n.208 del 13/06/2013 del Consiglio Comunale riguardante la sostituzione integrale del Regolamento Asili Nido in vigore, ha consegnato una lettera indirizzata, tra gli altri, al Sindaco di Palermo On. Leoluca Orlando, per sottolineare la totale assenza di dibattito e di approfondimento sul servizio di coordinamento pedagogico per la gestione degli asili nido comunali, abrogato interamente dal nuovo Regolamento. L’eliminazione dello “strumento fondamentale di qualificazione dei servizi”, renderebbe il lavoro di ogni singolo asilo isolato rispetto ad una programmazione pedagogica e didattica comune. Potenziare l'attività di Coordinamento Pedagogico permetterebbe invece di uniformare gli orientamenti, pur garantendo libertà metodologica nella gestione delle attività all'interno di ogni asilo. Nessuna traccia nel nuovo Regolamento dei Comitati di gestione e delle Assemblee dei genitori, organi previsti dalla Legge Regionale Siciliana 214/79, né delle attività di formazione e aggiornamento del personale previste, invece, dal precedente testo. Molti genitori sarebbero disposti a contribuire alla gestione partecipata dell'asilo affinché diventi uno spazio sociale e culturale nel quale cominciare a misurare la qualità della vita e della crescita di tutti e tutte. In Italia il coordinamento pedagogico e la partecipazione delle famiglie sono elementi di forza e di crescita dei servizi educativi. A Palermo si preferisce snellire i procedimenti, non affrontare il problema, e non programmare un’attività che, nel settore della scuola, come in altri, dovrebbe chiarire le direzioni e lo spazio dei diritti dei bambini. Speriamo che la lettera di denuncia porti ad una nuova discussione in aula, per attuare un processo di condivisione e di partecipazione vera al quale genitori e associazioni di settore sarebbero felici di poter partecipare per dare un contributo attivo.  




ecco il testo della lettera protocollata giorno 11 luglio 2013



Palermo, 11/07/2013

Al Sig. Sindaco
del Comune di Palermo
On. Leoluca Orlando

Al Presidente
del Consiglio Comunale di Palermo
Dott. Salvatore Orlando

All’Assessore alla Scuola
Prof.ssa Barbara Evola

Al Presidente Ia Commissione
Dott. Juan Diego Catalano Ugdulena

Al Presidente Va Commissione
Dott. Fausto Torta

Ai capigruppo
del Consiglio Comunale di Palermo


Le associazioni che sottoscrivono questa lettera lo fanno ai sensi del Capo II, art.9 comma 
del vigente Statuto del Comune di Palermo, sottoscrivendo liberamente quanto affermato dall’art.1 del medesimo Statuto.
In data 15/11/2012 il Settore Servizi Educativi, Servizio Asili Nido, dell’Area della Scuola
del Comune di Palermo ha inviato, assieme ai funzionari del servizio che dirige, una Proposta di provvedimento deliberativo di C.C. avente come oggetto un “Regolamento Asili Nido” teso a rinnovare il precedente del 1998. Tale documento ha come proponenti la D.ssa Santa Catania(Responsabile del procedimento) e la D.ssa Marina Pennisi (Dirigente del servizio). Ottiene un primo parere tecnico favorevole interno all’Ufficio dalla stessa D.ssa Marina Pennisi (sic!) e dalla D.ssa Licia Romano (Dirigente coordinatore), vistato dall’Assessore competente Prof. Barbara Evola.
Ottiene il visto dell’Ufficio di Ragioneria il 12/12/2012. Dopodiché viene richiesto un
parere urgente alle Commissioni I e V il 31/12/2012. Il regolamento viene recepito dalle
Commissioni il 07/01/2013 che rispondono il 04/02/2013 (I Commissione, parere favorevole all’unanimità con 5 emendamenti annessi al verbale di seduta) e il 20/03/2013 (V Commissione, parere favorevole all’unanimità con 2 emendamenti non inclusi nel verbale di seduta). Gli uffici preposti, a cui vengono inviati i pareri delle Commissioni, esprimono parere favorevole alle proposte della Ia e parere contrario alle proposte della 5a. Il testo viene presentato il 13/06/2013 al Consiglio Comunale di Palermo.
La richiesta è di votare con inspiegabile urgenza una delibera inerente una riforma radicale
del Regolamento Asili Nido vigente e risalente al 1998, altra Giunta Orlando, nella cui premessa, oltre ad alcuni selezionati articoli di legge, viene “CONSIDERATO che i risultati raggiunti dagli studi di pedagogia e psicologia sulla prima infanzia, e le trasformazioni sociali e culturali intervenute nel nostro paese, impongono una rivisitazione degli standards del servizio più adeguata alle nuove necessità educative”.
Il Regolamento Asili Nido introdotto come sostituzione del precedente “snellisce”,
effettivamente, la struttura organizzativa del precedente regolamento del 1998 escludendo in toto il Titolo III relativo alla professionalità dell’organico e alla sua formazione, nodo ineludibile ma eluso “d’ufficio”, e ristrutturando organi di rappresentanza, di gestione e di rapporto tra asili nido, cittadini e Amministrazione Comunale.
Nella redazione del Regolamento del 1998 erano incluse le Assemblee dei genitori e i
Comitati di gestione in quanto tale documento recepiva la Legge 1044/71, istitutiva del servizio, che all’art.6, comma 2, prevedeva che gli asili nido dovessero “essere gestiti con la partecipazione delle famiglie e delle rappresentanze delle formazioni sociali organizzate nel territorio” e la Legge Regionale Siciliana 214/79 che prevedeva espressamente i Comitati di Gestione agli artt.18, 19 e 20. Due norme di legge disattese nella recente modifica. Sicché i 29 articoli del Regolamento del 1998 diventano, nella nuova versione, 21, anzi 20 perché in Consiglio Comunale passa integralmente un parere della V Commissione, pur con parere tecnico contrario, che prevede l’abrogazione radicale dell’articolo 17 dal nuovo articolato, senza peraltro derogare altri articoli che a questo facevano riferimento (!). Eccolo.

ART. 17 - IL COORDINAMENTO PEDAGOGICO
Il Coordinamento pedagogico è composto dall'Unità Organizzativa Gestione e Sostegno SocioPedagogico del Servizio Asili Nido e dal Referente di ogni nido, ed è coordinato dal Responsabile Socio-Pedagogico dei Nidi.
Il Coordinamento pedagogico è lo strumento fondamentale di qualificazione dei servizi, garantisce la continuità di cura gestionale e l'omogeneità di indirizzi negli asili nido presenti sul territorio. Rappresenta, inoltre, uno strumento di supporto dei singoli Collettivi, ponendosi come livello promozionale in grado di orientare un progetto globale cittadino, e garantisce maggiore qualità e efficienza del servizio.
I compiti del Coordinamento pedagogico sono:
• curare la realizzazione di programmi educativi garantendo la continuità delle esperienze di formazione;
• curare il rapporto interattivo con il collettivo degli operatori, incoraggiando nei servizi nuovi livelli di
riflessione e competenza;
• coordinare le attività per le verifiche della programmazione;
• individuare le modalità organizzative più efficaci per realizzare gli obiettivi previsti e attiva incontri
periodici con i singoli collettivi, tra più collettivi (internidi) e momenti allargati a tutti gli operatori;
• promuovere la creazione di eventi e occasioni culturali (seminari, convegni, mostre di percorsi di attività
didattiche, apertura dei nidi alla città) per rendere visibile il lavoro svolto nei servizi ad un pubblico più vasto
di quello dell'utenza e per incrementare la sensibilità nei confronti dell'infanzia.
Gli educatori che ogni anno scolastico fanno parte del Coordinamento pedagogico collaborano in modo proficuo con lo stesso nell'attuazione del percorso pedagogico del nido, partecipando ad incontri periodici presso il Settore e promuovendo un sistema di partecipazione al progetto educativo del nido che consenta a tutte le
componenti coinvolte di svolgere un ruolo attivo.
Il Coordinamento pedagogico svolge la propria attività in rete con i servizi sanitari competenti e con il servizio sociale territoriale per l'integrazione dei bambini in situazioni difficili e per la più ampia attività di prevenzione del disagio e tutela della salute dei minori.
Bisognerebbe capire, a questo punto, quali siano i presunti enunciati “risultati raggiunti dagli studi di pedagogia e psicologia sulla prima infanzia” (quali studi? di chi?) che “impongono una rivisitazione degli standard del servizio più adeguata alle nuove necessità educative” (quali standard quali nuove necessità?).
Infatti se, come indicato, il “coordinamento pedagogico” è “strumento fondamentale di
qualificazione dei servizi”, è anche probabile che gli standard attengano a valori diversi da necessità educative. L’esclusione dell’art.17 dal Regolamento Asili Nido del Comune di Palermo rende, infatti, asfittico e autoreferenziale il lavoro svolto dagli asili nido pubblici della città: dall’immagine di un arcipelago di isole che possono avere un dialogo e investire in relazioni e rapporti, si avrà solo una geografia di isole distanti.
Evidenziando che esiste differenza sostanziale tra il Servizio Asili Nido e l’Ufficio per le
Relazioni con il Pubblico, gap operativo da dirimere attraverso un dialogo costruttivo tra le parti, andrebbe proposto un lungimirante potenziamento della struttura del coordinamento anche sotto l'aspetto didattico, prevedendo una continuità e una conformità di direzioni all'inizio di ogni anno scolastico, estesa alla fascia d'età 0-6 anni, coinvolgendo quindi le scuole d'infanzia comunali in visioni di progetto unitarie. Potenziare l'attività di collegamento pedagogico permetterebbe di uniformare gli orientamenti, pur garantendo libertà metodologica nella gestione delle direttive del coordinamento all'interno di ogni asilo/scuola, proprio perché non si risolve il nodo tagliando la fune ma cercando di sciogliere le difficoltà con una educazione alla partecipazione delle parti
(personale degli asili, genitori, amministrazione pubblica e stakeholders della città).
Per questi motivi ci piace immaginare un Regolamento che tenga in considerazione criteri di trasparenza e partecipazione, non eludendo le normative nazionali (Legge 1044/71) e regionali (Legge Regionale Siciliana 214/79), con uno sguardo all’aggiornamento e alla formazione del personale in servizio, per cercare e creare un dialogo tra parti, orientare e condividere proposte e contenuti, proporre e trasmettere alle generazioni del futuro un’idea di società inclusiva delle diversità e dei servizi educativi come primo passaggio per garantire ed esercitare i diritti dei bambini.
Tra le buone pratiche di gestione e di condivisione, applicate in Italia, suggeriamo:
- Attivazione di percorsi di aggiornamento del personale all’interno e al di fuori del Comune, presso strutture sia territoriali che provinciali, regionali, nazionali ed europee.
- Realizzazione di supporti informativi per le famiglie: carta dei servizi dei nidi, opuscoli,
consultabili anche on line, contenenti il regolamento degli asili nido, scritti in italiano, inglese, francese, arabo, cinese.
- Strategie di continuità tra nido e scuola dell’infanzia.
- Nel caso di procedure di revisione del Regolamento dei nidi, il coinvolgimento degli organismi di rappresentanza del personale e delle famiglie, indicando e informando in maniera chiara su normative e atti di riferimento.
Risulta ovvio, per concludere, che si chiede l’immediato ripristino del Titolo II del
Regolamento Asili Nido del 1998 con la reintroduzione, ai sensi della Legge Regionale Siciliana 214/79, artt.18, 19 e 20 (tenendo in considerazione, in deroga a tale ultimo articolo, che il servizio all’epoca era di competenza dell’Assessorato alla Sanità), degli organismi di partecipazione dell’Assemblea dei Genitori e dei Comitati di Gestione; nonché la reintroduzione del Titolo III (relativo a organico, compiti, aggiornamento e formazione), ritenendo imprescindibile l’erogazione di un buon servizio da una opportuna preparazione del personale facente funzione.

Una proposta di
WozLab/Culture Meridiane
sottoscritta da
Laboratorio Zeta
OccupyLudotek
Gruppo Maternage Le Balate
Babbalù

lunedì 8 luglio 2013

bambini misura di città_cosa è successo il 4 luglio a palermo



Il 4 luglio alle 15:30 nella sala consiliare di Palazzo delle Aquile, a Palermo, si è svolto l’incontro “Bambini misura di città. Il territorio urbano come risorsa per l’infanzia”, voluto e organizzato dall’associazione culturale WozLab/Culture Meridiane, Laboratorio Zeta, OccupyLudotek, Babbalù e Gruppo Maternage le Balate, sulle tematiche legate alla vita urbana dei più piccoli dalla mobilità, al gioco, ai servizi educativi.
Un’assemblea durata tre ore con un’assenza pesante: quella degli assessori “competenti” invitati, precedenti impegni già fissati non hanno permesso di svolgere il dibattito in aula con la giunta e neanche con collaboratori diretti che ogni assessorato era stato invitato a mandare.
Il gruppo che ha organizzato l’incontro ha elaborato delle schede di lavoro dove ad ogni tema seguiva una proposta operativa indicando gli organi amministrativi (assessorati, uffici competenti, circoscrizioni) che in sinergia sarebbero in grado di mettere in atto cambiamenti possibili in grado di migliorare la vita di tutti i cittadini, proprio a partire dai bisogni e dai diritti dei più piccoli.
Gli argomenti di maggiore evidenza, come emerso dal dialogo aperto coi partecipanti (tra cui i consiglieri Antonella Monastra e Alberto Mangano) si possono tradurre nella possibilità di dotare la città di un piano della mobilità scolastica e la mobilità lenta, di una mappatura degli spazi gioco e delle attrezzature per lo sport presenti in ogni circoscrizione a cui far seguire un piano strategico degli spazi verdi urbani (aree verdi pubbliche con servizi e strutture di ospitalità), di politiche educative che tengano conto di: percorsi di formazione e aggiornamento per gli operatori dei servizi dell’infanzia, coordinamento pedagogico tra i servizi educativi comunali (nidi e scuole d’infanzia, la modifica del regolamento degli asili nido comunali), di un piano di comunicazione della cultura dell'infanzia (campagne pubblicitarie, materiale informativo sui diritti dei bambini, pagine specifiche rivolte ai bambini e ai servizi ad essi dedicati da inserire sul portale del Comune di Palermo).
Dal dibattito con il pubblico presente, l’assemblea è stata molto partecipata e sentita come occasione di confronto importante (erano presenti associazioni, educatori, genitori) è emersa la necessità di approfondire ulteriori tematiche legate all’ospedalizzazione pediatrica, all’alimentazione, alle discipline sportive, all’adeguamento dei servizi di trasporto comunali alle esigenze di famiglie con figli piccoli, ma soprattutto si è discusso sulla proposta di costituzione di una consulta comunale sull’infanzia. In base all’art. 13 bis dello Statuto del Comune di Palermo è possibile infatti istituire consulte permanenti su base tematica, territoriale o di categoria.
Di fatto l’Assemblea e i suoi partecipanti hanno dimostrato di essere già operativi, visto il materiale presentato e il livello dello scambio di proposte, frutto di ricerche e di esperienze attive sul territorio riguardanti la misura, lo spazio e il tempo destinati ai bambini in città.
Il gruppo continuerà in questi mesi ad approfondire ogni tema rapportandolo ancora di più alla realtà della città di Palermo e alla sua struttura amministrativa, in preparazione di un altro incontro che si svolgerà tra settembre e ottobre.
a cura di:
wozlab/culture meridiane-laboratorio zeta- occupyludotek - babbalù - gruppo maternage le balate