lo è in questo periodo di crescita e di cambiamenti
lo è perché è naturale
allora mi faccio tante domande
e le faccio ad altre le stesse domande
per sapere com'è
come hanno fatto loro
come si fa insieme
poi le risposte arrivano una sera di aprile
dopo cena
prima di andare a dormire
arrivano da un libro che si illumina al buio e ci fa arrivare sulla luna
le risposte sono semplici
lo scopro così
insieme ai due
lo scopro dopo pensieri faticosi, ma ci arrivo
non è poco
è pieno
è tanto
è tutto tutto
è grande grande
così giuseppe si addormenta vicino a me dopo quasi due settimane
(ci siamo un po' allontanati, che vi devo dire)
ieri sera invece siamo andati sulla luna
gianluca caricava il libro sotto la luce e giuseppe la spegneva al momento giusto
volti sorpresi e notti tranquille
sotto le stelle
il libro con il quale abbiamo giocato ieri è il gioco del buio di hervé tullet. lui è un signore che sa proprio come stupire i bambini, come spingerli ad esplorare a toccare ad immaginare. sembra semplice, ma non lo è. ogni colore, ogni parola, ogni non parola, ogni segno, ogni taglio è pensato per loro. l'impressione che hai è che a pensarlo siano stati i bambini e lui abbia completato l'opera con quel poco che noi grandi aggiungiamo per svelare meravigliose scoperte già in atto.
Settembre comincia con la pioggia e la pioggia ci bagna le mani
Ci lava
Ci dice che il tempo è cambiato
Con tante ciotole colorate la raccogliamo per darla alle piante
Comincia con la pioggia questa giornata e comincia presto:
per domenico (papà) che va a scuola, un'altra, l'ennesima,
per me e i due che a ruota ci alziamo, mangiamo pane e marmellata, beviamo latte
Comincia con le cose da finire e con quelle da iniziare per la prima volta e di nuovo,
comincia con tutta la forza che ci vuole, perché lo sappiamo che l'inverno ci riporterà piano piano alla giusta temperatura, creando il giusto equilibrio dopo il calore accumulato sotto il sole.
A casa corriamo ancora come se dovessimo tuffarci al mare Una giornata grigia che ci piace perché così la coloriamo noi
A settembre passa la stanchezza o almeno sembra che passi
A settembre mi proietto-avanti, con il sorriso come unica guida per la gestione del menage familiare anche nei giorni in cui si fa tanta fatica.
A settembre si rimette la spina, si sistema una casa lasciata per troppo tempo vuota e
che, un pò, è bello ritrovare.
A settembre si rimettono a posto le idee e lo si fa meglio quando la giornata comincia con i suoni improvvisati del duo:
Si rimettono a posto i progetti digitando sui tasti e continuando a riempire quaderni,
si riprendono le buone conversazioni e le riunioni di lavoro nei posti più disparati.
Si ricomincia, non c'è niente da fare.
Anche il tempo ci dice che è ora di cambiare.
Da settembre poi in cucina si cambia menù, si cambiano piano piano i colori e i sapori.
E ancora, da settembre continueremo a dirci cosa vogliamo, ce lo ripetiamo sempre con domenico, forse perché dobbiamo fissarlo bene nella memoria così come lo è già nella volontà.
Alla nostra vita allora e a quella dei due. A tutte le nostre idee sperate con forza.
Ai due soprattutto, nuovi e pronti anche loro a settembre.
In fondo ne facciamo parte da sempre senza saperlo.
E così i baci d'amore non sono quelli della passione, ma quelli della normalità dell'amore.
Sono i baci che ogni mattina, se si è fortunati, riceviamo dalla persona che amiamo.
Uomo o donna che sia.
Dai figli, prima che facciano colazione, con gli occhi ancora chiusi dal sonno ma anche dopo colazione, con le labbra ricoperte di zucchero.
Sono i baci sulla guancia invecchiata di una madre, di un padre, di una nonna, di un nonno.
Sono i baci schioccanti sulla guancia di un caro amico, che magari vediamo ogni giorno, che lavora con noi o che magari rivediamo dopo tanto tempo.
Sono i baci che ti restituiscono la verità delle cose per cui vale la pena vivere.
Sono i baci delle persone che ti emozionano e lo fanno con la naturalezza del loro essere semplicemente al mondo.
Sono i baci per svegliarsi e risvegliare, riconoscersi e ripensare.
Sono i baci che ci fanno sentire i nostri cuori poggiati sugli altri cuori... e non è inutile ricordarselo.
Ieri sono stata ad un funerale.
Una donna e la sua bambina hanno perso insieme un marito e un padre.
Ho abbracciato la mia amica donna dicendole quello che il mio cuore in quel momento mi ha suggerito, ovvero di piangere tutte le lacrime che aveva, tutte.
La mia bambina farà domande, vorrà delle risposte.
La mia amica donna pensava solo alla figlia mentre parlava con me: aiutarla a capire, ad accettare, a riempire questo vuoto immenso.
E' una mamma la mia amica e quindi pensa di poter mettere da parte il suo dolore.
La sua bambina avrà bisogno di tutta la sua forza e anche di più.
Come spiegare ai bambini cos'è la morte?
Come arrivare a comprendere il fatto che una persona possa cessare di far parte della loro vita, anzi della vita?
"Evitate di valorizzare l'assenza delle lacrime", la Filliozat, quella di 'Le emozioni dei bambini', dice questo in relazione alla sofferenza che un bambino può provare su se stesso, fisica e psicologica ma credo valga anche per eventi esterni e forti come la morte.
Sempre la Filliozat dice che i bambini "acquisiscano la nozione dell'irreversibilità della morte verso i nove anni, ma questo non è un buon motivo per raccontare loro delle sciocchezze".
"Che cosa dire? la verità"
"Dire la verità non vuol dire imporre brutalmente al ba,bino una realtà che non potrebbe assimilare, né infliggergli immagini violente. è importante concedergli il tempo necessario, seguire il ritmo della sua comprensione e delle sue capacità di assimilazione"
Ma la cosa più importante è che il bambino si rende conto delle nostre emozioni, soprattutto se noi non le esprimiamo. Ecco forse sta qui il problema, il passaggio più difficile: essere sinceri, giocare, inventare parole e storie, ma farlo sinceramente
senza pensare di non voler far trasparire il nostro dolore.
Ho pensato ai due ieri. Alla percezione che già hanno del nostro dolore, delle nostre tristezze, all'attenzione che dimostrano quando uno dei due sta male o piange. Ognuno lo fa a modo suo. Gianluca è triste dalla testa ai piedi, si vede proprio che è preoccupato, ti cerca con lo sguardo, tu stai lì con la testa fra le mani, a volte anche solo per stanchezza, e lui subito pronto ti spunta da sotto (sembra WALL-E), e ti dice tutto con gli occhi o mettendo qualche sillaba in riga. Giuseppe sembra più distratto, quasi disinteressato, ma poi si avvicina, con i suoi tempi, va bene così.
Non so cosa succederà tra qualche anno, cosa mi chiederanno, cosa racconterò loro delle persone che non ci sono più, come farò a spiegare quanto invece continuino ad essere presenti nella mia vita e in che modo questo passi anche nella loro.
Alla mia amica ieri ho detto
piangi tutte le lacrime che hai
ma c'è la bambina?!
e piangi insieme a lei
stringetevi forte e piangete
e poi forse riderete...
Ho detto queste parole con un minimo di esperienza sulla morte, anche se ognuno la vive a modo suo. Ma avere qualcuno da stringere, con cui piangere e gridare e subito dopo ridere perché si ricorda insieme, sarà una cosa piccola ma aiuta.
Ricordo calorosi abbracci quando è morto mio padre, poche parole ma calorosi abbracci si. Potrei elencarli uno per uno.
Ho abbracciato forte la mia amica ieri e la sua bambina, le ho regalato un angioletto punk da stringere, per un attimo ha sorriso.
sensazioni che provo passando il mio tempo con giuseppe e gianluca: tante e diverse stupore per ogni piccola conquista felicità per i sorrisi ricambiati la sensazione di sentirci un gruppo, una piccola forza vagante forse è la più importante, perché è condivisione e scambio, è un cominciare a conoscerci e a cercarci a capire quando si ha bisogno dell'altro e quando no è leggere ogni giorno ogni piccolo cambiamento è accettare la stanchezza, i ritmi fuori da ogni regola stabilita è vivere la diversità è riconoscere l'altro, capirne l'importanza nella propria vita e farne tesoro è accettare i tempi di ognuno è scoperta della bellezza della vita è fantasia applicata alla routine è amore sarà rivoluzione!
ieri abbiamo partecipato al gay pride di palermo. la seconda volta in un anno per i twins e per me (la prima per domenico). voci suoni e colori di una città che nella mia vita di mamma ormai non vedo più, ma che ho conosciuto negli anni in cui anch'io stavo per le strade, scoprivo i posti di questa città, mi incontravo e scontravo con diversità e singolarità, nelle serate senza tempo. ora cammino al gay pride con i twins. lo scorso anno pensavo a tante persone che ho conosciuto e che ora non ci sono più che avrebbero gridato di felicità per questo evento. perché non è stato solo un corteo. lo scorso anno era come se ci fossimo ripresi la città. fieri di manifestare le nostre idee. e non solo perché omosessuali o lesbiche o trans ma perché portatori di un senso: quello dell'amore senza etichette fatto di coppie, famiglie, bambini, persone singole. lo scorso anno giuseppe e gianluca avevano 3 mesi, hanno dormicchiato, preso il latte. quest'anno si sono guardati intorno, hanno ascoltato (forse un pò storditi) tutti i suoni, hanno camminato, sorriso, ballato, battuto le mani. hanno preso parte alla festa...i miei piccoli attivisti. spero sempre liberi di amare ed essere amati!