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mercoledì 19 marzo 2014

tutto comincia da una piazza, da un gioco, da una scuola


succede che mesi fa una giunta ispirata e dei tecnici comunali altrettanto illuminati decidano di mettere in piedi un progetto per quella che a palermo è conosciuta come piazza magione.
ecco comincio dal progetto per entrare subito nel merito della questione




metto da parte i commenti, che però sono troppi e non trovano posto (allora li butto via).

dopo aver visto questo progetto un gruppo di cittadini legati in vario modo a quel luogo propone di rivedere i punti punti di partenza in ragione delle prospettive future.
nell'area che il progetto intendeva trasformare in un'area sgambamento cani svolge un ruolo determinante in quel quartiere un campetto di calcio, spontaneo, come il gioco che vi si svolge e le dinamiche che attiva tra abitanti, ragazzi di tutte le etnie.
così nel mese di luglio 2013 si svolge una seduta del consiglio della prima circoscrizione e, in quell'occasione la dirigente dell'istituto scolastico che si trova vicino la piazza, propone di fare un incontro per presentare al quartiere il progetto.
l'incontro avviene a fine ottobre, a scuola, con i bambini e  le famiglie, una parte. ci sono i tecnici comunali, assessori, rappresentanti dell'amministrazione. in quell'occasione viene organizzata una partita di 24 ore che comincia a mezzogiorno circa del 31 e termina alla stessa ora del giorno dopo. coinvolge grandi e piccoli, in tutte le ore di vita di quel posto. quelle del giorno, del passaggio dei bambini e delle famiglie per andare a scuola, quelle del gioco, quelle della vita serale e notturna, forse un pò movimentate e rumorose ma comunque presenti.

durante l'incontro gli organizzatori della campagna sport popolare in spazio pubblico presentano un tentativo di analisi dell'area della piazza che non risponda solo alle esigenze di una parte della popolazione e propone visivamente quanto segue





















ecco. non era difficile immaginare un percorso, almeno darsi degli strumenti di analisi. crearseli o farseli suggerire dalla 'piazza', dalle persone.
in seguito all'incontro di ottobre i promotori della campagna sport popolare in spazio pubblico, in accordo con la scuola elementare ferrara, hanno iniziato dei laboratori con i bambini delle quarte e delle quinte. i laboratori hanno avuto come oggetto la progettazione della mobilità lenta nella piazza e della segnaletica appropriata e la progettazione di giochi, non elementi standardizzati da adattare alla piazza ma 'modalità' di gioco nuove e possibili.
alla fine di questo percorso durato un mese in accordo con l'amministrazione che avrebbe analizzato insieme a noi gli elaborati dei bambini, veniamo assorbiti dalla lettura di questo 'stupefacente' articolo


nel quale non si fa riferimento alle associazioni che hanno curato i laboratori, nel quale si assegna ai laboratori un titolo a fantasia e si descrive un processo alla fine del quale il merito sembra andare ad altri ma non a noi che questo processo di partecipazione lo abbiamo avviato. 

cose alle quali dovremmo essere abituati? no. il percorso continua e non si distrugge, continua nella chiarezza, nei modi semplici e diretti, nell'ascolto dei bisogni e dei sogni, nell'informazione e nella formazione di tutti se necessario. perché si prende parte per un quartiere e i suoi abitanti ma si denunciano pure comportamenti e si creano le condizioni per cambiarli. il percorso continuerà con la presentazione degli elaborati dei bambini e in un successivo momento di confronto per definire le modalità di avanzamento del progetto che, speriamo, venga definito attraverso una consultazione pubblica che porti alla definizione di un concorso, utile per moltiplicare i punti di vista e ampliare il numero di soluzioni possibili, di risposte alle richieste degli abitanti (tutti) e dei bambini.


è di questi giorni una segnalazione ripetutamente sottolineata, fotografata, scritta da genitori e abitanti sulla discarica a cielo aperto accanto la scuola (ringrazio giovanna per le foto)








il comune risponde così ad una cittadina-mamma-attivista come noi



fino a ieri mattina nulla era cambiato. i tempi di certi percorsi dovrebbero saltare procedure lunghe e articolate il perché leggetelo qui  http://www.nonsoloamianto.com/effetti-salute-eternit.htm

speriamo di non dover ricorrere al kit di rimozione
http://www.eternit-smaltimento.it/2011/kit-rimozione-amianto-autorimozione.html

o alle vernici incapsulanti
http://www.irisvernici.com/quaderni_amianto.htm

siamo stanchi
arriva la primavera
e vorremmo goderci quel poco che la città ci offre e ci permette di fruire in sicurezza. poco però.troppo poco.









lunedì 10 marzo 2014

quello che ho capito della scuola materna



“Vorrei che all’ingresso di tutti i musei e di tutte le scuole ci fosse una scritta: 
non importa se non capisci, segui il ritmo” maria lai
dopo quasi un anno di frequenza dei due presso una scuola dell'infanzia pubblica nel centro storico di palermo, non ho capito molto.

pochi punti, fondamentali però, resteranno nella mia memoria e nei miei primi passi nel mondo della scuola che sarà ancora ricco di esperienze, speranze, lotte e delusioni.
un pò di cose le avevo scritte qui un anno fa
sarà la scadenza del 28 febbraio, termine ultimo per presentare le iscrizioni alla scuola dell'infanzia, ma torno a scrivere sull'argomento.
anche quest'anno ho visitato le scuole vicino casa, di mia iniziativa, dal momento che molte non prevedono un open day per le famiglie.
mi sono soffermata su due, vicine alla casa dove abitiamo in questo momento, fattore fondamentale visto il trasporto a piedi o in bicicletta dei due.

ora non saprei dire cosa guidi queste mie visite, quali siano i parametri di confronto con quello che credo debba essere uno spazio dedicato ai bambini, quale faccia debba avere una maestra, quale sguardo, quali parole dovrebbe usare per dirmi chi è e cosa le piace del suo lavoro.

so che ho guardato ancora una volta gli spazi, gli angoli dedicati, i colori, quel particolare modo di pensare alle cose dei bambini, una forma di cura anche questa. 
chi ha a cuore l'argomento, tra le maestre, riesce anche con poco a rendere accogliente uno spazio per i bambini che lo vivono dalle 8:30 del mattino fino alle 16. 
riesce a farlo con poco, magari chiedendo la collaborazione delle famiglie. 
chi non crede nell'importanza che l'organizzazione e la cura dello spazio abbiano nella gestione quotidiana di attività artistiche e di gioco non coglie l'elevato grado di sciatteria che trasmettono libri rotti lasciati sulle mensole di una libreria, giocattoli riposti nelle ceste come capita, pupazzi impolverati e quant'altro. basterebbe poco farlo da sole, perché è lo spazio dove ogni giorno lavori e quindi perché non organizzarlo come si deve, per accogliere i piccoli ma anche per praticità?

so che ho chiesto del tempo, di come trascorre, come attraversa la giornata dei bambini e come questi sono aiutati a percepirlo.
quello che so di queste visite è quello che non so di questo tempo a scuola,
so quello che le maestre non mi dicono (comprese le due che i miei bambini hanno imparato a conoscere nella scuola che frequentano).

so che non esiste spesso uno spazio aperto nel quale trascorrere alcune ore del giorno o, se esiste è pericoloso o fa freddo (a palermo?). 
a novembre scorso a bologna si è svolto un convegno di riflessione e confronto sull'ambiente esterno come risorsa didattica ed educativa. 
Outdoor education (l'educazione sicura all'aperto) era il titolo del convegno e si è parlato di come ... 
"Oggi il bambino è “a rischio” non per i pericoli che potrebbe incontrare nella sua vita ordinaria, familiare e scolastica, ma perché non corre alcun rischio, non impara a “mettere in gioco” le sue capacità psicomotorie naturali. Il bambino è in pericolo per inazione. La sua educazione diventa antipedagogica poiché gli vengono “sottratte” (o rese asettiche) le esperienze nella realtà-vera dove sono il corpo, il movimento, i sensi, le relazioni concrete con le cose e con le persone a guidare la sua maturazione. Il senso autentico dell’educazione è quello di aprire i campi d’esperienza al bambino, non di chiuderli."

so anche degli strumenti di cui alcune maestre si privano, forti di un'esperienza e di una formazione maturata in tempi non proprio recenti e con modalità non sempre collegate alle reali necessità dei bambini. sento il peso del tempo sulle loro idee e sulle loro proposte. sento il peso della stanchezza per alcune, o della disillusione per altre. 
so del rispetto che provo per chi fa questo mestiere
in alcuni quartieri poi sembra ancora più difficile creare una comunità che aiuti a crescere, perché è anche il contesto 'fuori' la scuola che risulta privo di punti di riferimento.
quello che non capisco è perché alcune cose non nascano spontaneamente, perché certe magie non si accendano da sole.

non capisco la maestra che mi propone il libro di testo, che mi parla della valutazione di bambini di tre e quattro o cinque anni, non capisco il programma ministeriale. 
non capisco perché non si scelga un'altra strada, valutando l'ipotesi di doversi creare gli strumenti adatti per costruirla. ci sono libertà che ancora oggi vanno salvaguardate e protette e libertà che vanno aiutate a crescere.

le mie visite finiscono con un senso di fiducia. 
ma dai, non l'avrei detto.
fiducia perché in fondo chi sono io per chiedere tutto questo cambiamento?
che strumenti ho da genitore per avviarlo? 
(all'elezione dei rappresentanti dei genitori su 23 famiglie eravamo presenti in due)
che strumenti hanno le maestre, le scuole?
che strada stiamo percorrendo tutti?


in questi giorni una strada possibile sembra quella tracciata dal gruppo nazionale nidi e infanzia  che ha lanciato una petizione, potete sottoscriverla qui e leggerla qualche riga più sotto.

la strada che percorreremo dentro la scuola proveremo a tracciarla ancora e, magari, a deviarla.

Perché si arrivi in breve tempo all’approvazione di un quadro normativo che, in coerenza con la Raccomandazione della Commissione Europea del 20 febbraio 2013, tenga conto dei diritti dei bambini e delle bambine e della crescita qualitativa realizzata dai servizi per l’infanzia e dalle scuole dell’infanzia negli ultimi decenni.
Chiedono una legge di riforma del settore dei servizi educativi per i bambini e le bambine sotto i sei anni che:
Riconosca l’unitarietà del percorso educativo da zero a sei anni all’interno di una visione organica del sistema di istruzione e formazione,
Definisca le diverse tipologie dei servizi per l’infanzia e la loro natura educativa, abrogando la definizione del nido come servizio a domanda individuale,
Assicuri la qualità di tutti i servizi educativi per i bambini e le bambine sotto i sei anni, definendone come elementi irrinunciabili: la partecipazione dei genitori, la qualificazione universitaria del personale educativo e la loro formazione continua, la collegialità del lavoro, il coordinamento pedagogico; e stabilendo i requisiti organizzativi e strutturali di ogni servizio.
Chiedono una legge che:
Dia nuovo impulso all’estensione dei servizi per l’infanzia e alla generalizzazione della scuole dell’infanzia, contribuendo a sanare gli squilibri territoriali esistenti nella condizione sociale dei bambini fin dai primi anni di vita, con un apposito piano di finanziamenti che sostenga la creazione di nuovi servizi e la loro successiva gestione,
Escluda dal patto di stabilità gli interventi pubblici relativi al funzionamento dei servizi educativi per i bambini e le bambine sotto i sei anni e istituisca meccanismi stabili di finanziamento pubblico, che vedano la compartecipazione dei diversi livelli di governo alla spesa per i servizi per l’infanzia e per le scuole dell’infanzia.

domenica 13 gennaio 2013

un'altra scuola



Tra qualche mese i due completeranno l'esperienza del nido.
Siamo cresciuti, tutti.
Abbiamo imparato dai piccoli e fatto tesoro di cambiamenti e parole nuove, abbiamo condiviso la vita dei due con persone competenti, attente e sensibili.
Abbiamo fatto tesoro di tutte le forme di diversità: professionale, etnica, di età
e di relazione.
E' stato bello mischiarsi, salutarsi, immaginare vite diverse, percorrere le vie del centro storico per raggiungere l'asilo, le vie che nascondono vite mischiate, colori, segni del tempo. Le stesse vite si sono incontrate nei volti dei bambini e si sono riconosciute quando hanno voluto farlo,

Entro il mese di febbraio scade il termine per l'iscrizione dei bambini alla scuola materna.
Esistono scuole statali e comunali e a queste mi riferirò nel mio discorso. Ho visitato quelle nella mia zona di riferimento. Sono andata, ho cercato parole, sguardi che mi aiutassero a capire  ne ho trovati pochi. Chiederò di nuovo anche perché non capisco l'assenza di un tempo di passaggio, di comprensione o di scambio.

Perché si tratta solo di un'iscrizione?
Di un numero di bambini da definire e che forse è troppo alto per permettere agli educatori e alle educatrici di creare relazioni e conoscenza.

Ma forse inizia così il mondo della scuola vera, quella fatta di numeri, di gruppi grandi e misti, di attenzioni da distribuire.

Vorrei fidarmi, vorrei continuare a fidarmi della scuola pubblica, vorrei condividere difficoltà e tentativi, vorrei farne parte, imparare e trasmettere.

Poi in questi giorni al nido sento spesso parlare altri genitori, anche loro posti di fronte alla scelta della scuola materna, e mi chiedo perché cadiamo nell'errore di considerare scadente quello che non paghiamo, quello che è per tutti e che sarebbe anche per i nostri figli? Cerchiamo un 'meglio' che esattamente a cosa corrisponde?
Perché ci sono zone della città che sarebbe meglio evitare?
Utenze che sarebbe meglio che i nostri figli non frequentassero?
Perché pensiamo che una scuola sia dedicata solo a bambini di una certa provenienza e vogliamo proteggere i nostri in strutture che riteniamo adatte allo scopo?

Credo che nella scuola pubblica si possa e si debba trovare la professionalità e la preparazione, l'impegno di chi ce la fa in un paese che all'educazione e alle condizioni di vita dei bambini, delle bambine, dei ragazzi e delle ragazze dovrebbe proprio ripensare.

Credo nell'impegno e nell'attenzione delle famiglie però, quello che ha caratterizzato la mia esperienza nel nido attraverso i due: partecipare, chiedere, tessere relazioni è fondamentale quando è possibile, quando si hanno intenti e volontà, quando il tempo 'di prima' lo hai passato ad informarti, a trovare guide e percorsi di crescita possibili per i tuoi figli. Ecco, basta poco per suggerirli ad altri e la condivisione arriva come un evento necessario e non troppo inaspettato.

C'è chi, nella scuola, cerca luoghi di compensazione, chi necessita soltanto di luoghi dove lasciare i figli per esigenze lavorative, chi vorrebbe garantirgli un'esperienza di crescita e di formazione migliore ma non ha i mezzi. 

Ma perché i miei figli ne avrebbero più diritto di altri?
O forse no, non è una questione di diritti ma di possibilità e di attenzioni dedicate.

Perché il bambino che ho visto l'altro giorno in grembiule in una scuola materna comunale non potrebbe stare con i miei figli?
Cosa hanno di diverso?
Cosa vieta a lui di fare esperienza del mondo secondo percorsi che non siano segnati dalla sua famiglia di provenienza?
Se la sua famiglia non conosce alternative educative possibili perché nessuno si impegna a spiegargliele?
Lo so alcuni non ci pensano neanche, crescere i figli è un impegno che segue strategie differenti, legate a limiti culturali, mancanza di tempo, di economie. 
Ma gli strumenti per crescere i bambini con il buon senso non costano o meglio costano solo fatica e tempo questo si, insieme a tanta costanza e pazienza.

Nessuna di queste caratteristiche, ammesso che io le abbia, mi rende speciale
o rende speciali i miei figli, ma cerco di farne tesoro e di far fruttare quella parte di competenze che credo di avere maturato nel tempo senza i due e in quello dopo.

Sono le paure e le ansie di noi adulti ad essere riversate sui bambini, frase questa che non manca mai di essere pronunciata. La leggo in diversi blog che affrontano l'argomento, la sento dalle amiche e dagli amici, ci si arriva sempre a dirla, a pensarla dopo averla vissuta,
pochi la riconoscono vera e la inquadrano con la giusta serietà e severità

Per questo vorrei che in questa scelta o in altre che verranno, il mio unico termine di paragone fossero i bambini, il loro modo di sentire le cose, di trasmetterle e di viverle.
Vorrei che mi suggerissero loro la strada giusta. Lo hanno fatto in questi anni.
Hanno assecondato scelte ma ne hanno anche determinate tante con il loro modo di vivere e di relazionarsi.
Confrontarsi con due, insieme, significa già creare una piccola comunità di riferimento:
essere io e l'altro e l'altro ancora, ampliare le alternative e i punti di vista. Fa crescere questo, fa bene, mette in crisi anche.

Chi ha la meglio?
Quello che è più determinato e più indipendente?
Quello che aspetta che sia l'altro a fare il primo passo?
Quello che si muove da solo?
Quello che ascolta?
In questa scelta della scuola si pone per me anche l'interrogativo della separazione dei due: è una scelta che mi devo porre o come sempre farei meglio ad osservarli e a percepire segnali altrimenti sconosciuti a chi non li conosce affatto?
E poi suggerirli a chi dovrà imparare a conoscerli.

Insieme o divisi.
Sarebbe un modo per proteggerli o per renderli più forti?
Non lo so, ci sono libri e teorie, esperienze e storie.
Ci sarà anche quella dei due e la scriveranno loro.
Preferisco pensare che sia così.

Questo post avrà un seguito, l'argomento va approfondito.

Intanto:

*Un piccolo suggerimento di lettura, che non aiuta forse in alcune scelte precise ma permette di conoscere aspetti della condizione dell'infanzia alternativi a quelli ufficiali. C'è un Atlante dell'Infanzia (a rischio) che raccoglie indicatori e mappe sull'infanzia e l'adolescenza, le osserva da differenti punti di vista: dalla scuola al lavoro, alle relazioni sociali. Leggetelo e condividetelo. 



*E poi ci sono i Peanuts:










venerdì 16 novembre 2012

scuole di palestina

Deve esistere un modo, una speranza e non è difficile associare alla parola speranza l'immagine dei bambini e delle bambine.
C'è la politica che non risolve, gli interessi economici, ci sono tutti gli errori della storia.
Ma c'è come sempre un senso profondo di resistenza.
Quella di chi ricomincia, di chi subisce violazioni quotidiane della propria libertà. 
(Un interessante rapporto di Amnesty qui)

La resistenza di un popolo è anche il valore che attribuisce al futuro, a chi il futuro adesso lo vede appena, a chi sa quanto questo presente serva per il futuro dei nostri figli. 
In zone di guerra e di devastazione lo si difende ogni giorno, costruendo e avvicinando, e poi ricostruendo e riavvicinando.

Sono storie di scuole che penso resistenti in questo momento in Palestina, pronte a rimettere insieme pezzi di vita interrotta, ad andare oltre il conflitto.
Tra le tante (se conoscete altre realtà segnalatele):






a Gaza









Sono i bambini e le bambine che hanno paura, che piangono stretti a chi può ancora consolarli, che aspettano che finisca, che resistono, che difendono un libro, un posto dove imparare e giocare, dove ritorneranno e continueranno.

Sono tutti i bambini e le bambine nel mondo, ognuno per la vita che difende e crea.




Sono gli attivisti e le attiviste attualmente presenti nei territori bombardati, (ONG italiane che operano in Cisgiordania e a Gaza)



My Palestine - di Mousa Kraish https://vimeo.com/5021642


lunedì 24 settembre 2012

CHIEDO ASILO

Giorno 6 settembre ha riaperto l'asilo dei due e la situazione denunciata in questo post, la lettera è stata consegnata il 26 giugno 2012 all'assessore barbara evola, non ha subito cambiamenti. L'assessore aveva preso parte alla festa di fine anno dell'asilo, avrà fatto lo stesso in altri asili della città di Palermo.

Era giugno, la nuova amministrazione si era appena insediata, gravi le situazioni ereditate, c'è da dire che in alcune scuole va anche peggio che da noi.

All'appuntamento più importante, quello di settembre, l'assessore e la nuova amministrazione arrivano con un peso ereditato: l'approccio politico alla scuola delirante, o meglio latitante.
Negli anni passati è mancato tutto, è mancata una politica educativa e sociale ma non può continuare ad essere una giustificazione, così come so che il tempo è stato poco e in questo poco tempo non sarebbe stato possibile rimediare a tutto.
Ma a settembre si sarebbero dovute riaprire le scuole in una situazione 'almeno' dignitosa, non parlo di sicurezza perché sarebbe troppo, ma almeno di decoro, di attenzione, di benvenuto.
I Bambini tornano negli asili, gli parliamo di questo posto qualche giorno prima, così per riprendere confidenza con un luogo che è nella loro memoria, la sera prima di addormentarci pensiamo al giorno trascorso e a quello che verrà, gli ricordiamo nomi, momenti della giornata che passeranno lì. E loro aspettano, sono piccoli e capiscono quello che due Bambini di due anni e mezzo percepiscono del tempo e dello spazio, della presenza e dell'assenza.
Oggi è il 24 settembre e il giardino è ancora più deturpato, giochi rotti, pavimentazione divelta, sporcizia, rami spezzati lasciati a terra ad ostruire il passaggio. La percezione dello spazio pubblico, ovvero lo spazio di tutti, non dovrebbe lasciarci questa sensazione di abbandono e degrado che solitamente fa fatica, nella maggioranza delle persone, a prevalere tra le altre.




Nella lettera consegnata all'assessore avevamo dimostrato tutta la volontà a collaborare, in qualità di genitori, architetti e professionisti da tempo impegnati sui temi della progettazione partecipata e della cittadinanza attiva. Lo avevamo espresso questo desiderio nella lettera.
Ecco ci siamo. Il nostro sapere è condiviso, viviamo in questa città, i nostri figli frequentano qui la scuola. Hanno appena cominciato e noi con loro e temo, per chi adesso dovrà continuare ad ascoltarci, che sarà un anno denso di parole, non buttate al vento. Parole in grado di volare alto perché animate da un senso profondo di rispetto per il bene pubblico e dell'educazione come primo valore da trasmettere nella vita, di rispetto per la scuola come luogo di apprendimento, come avamposto dal quale lanciare la nostra protesta e le nostre soluzioni ai problemi degli asili e delle scuole tutte.
Partecipazione sociale si chiama, ed è una bella parola e vale la pena recuperarla. Pronunciarla insieme ai Bambini e alle Bambine.

Esiste già un regolamento degli asili nido che riporta una serie di articoli relativi alla gestione comunitaria e partecipata. Da aggiornare però.
Quindi entro i 98 giorni che mancano all'avvio del nuovo sito del comune di Palermo, provateci, per favore.
Per correttezza gli articoli da modificare sarebbero ART. 8 - 10 - 11 - 12 - 13 - 14 - 15.
I comitati di gestione non esistono più, la partecipazione dei genitori si riduce all'assemblea.
La presenza delle famiglie può arricchire l'esperienza affinché si dividano i compiti,
si alleggerisca il peso, si allarghino i punti di vista e si comprendano meglio le necessità di tutti e tutte.
Sediamoci insieme e riscriviamo regole ma anche proposte e progetti futuri.

Quello dell'asilo deve diventare uno spazio sociale e culturale, qui, come in tutte le scuole, si misura la qualità della vita e della crescita dei bambini e delle bambine.

Noi continueremo nel lavoro di informazione affinché si realizzi un'inclusione piena di pensieri differenti e modalità partecipative attive, a partire dai nidi e dalle scuole d’Infanzia. Dobbiamo stare attenti alle proposte e alle inefficienze, e restare comunque aperti alla collaborazione.

C'è un film di Marco Ferreri del 1979 con Roberto Benigni, si intitola Chiedo asilo.



sabato 19 maggio 2012

uscita di sicurezza


i due dormono, si sono addormentati presto. oggi niente asilo, il sabato si sta a casa.
li guardo dormire, li penso 'sicuri' qui a casa.
viviamo in un paese nel quale si muore a scuola: perché le scuole crollano
o perché qualcuno decide una mattina di farle esplodere
nelle scuole si impara a vivere con gli altri
lasciamo ogni giorno i nostri figli nelle scuole sicuri di ritrovarli
pieni di storie da raccontarci
pieni di cose fatte e viste
colorati e sporchi
ancora assonnati

chi difende i bambini, le bambine, le ragazze e i ragazzi?
e come si spiega che la morte arriva a scuola?
con quale sicurezza si tornerà domani e poi domani ancora, nelle scuole, nelle strade, nelle città?
nessuno di noi, nemmeno da genitore, può assicurare la salvezza dei propri figli?
è possibile?
e se non si riesce a difendere la vita cosa resta?
ancora morti senza colpevoli e senza spiegazioni?

i nostri gesti quotidiani sono unici, sono gesti d'amore, di rispetto, di difesa, di dignità.
non esistono parti del mondo dove ci si salva
esiste una grande famiglia dove i figli sono di tutti
di chi li vuol bene e li difende.
in questa famiglia ci sono tutte quelle persone che hanno il cuore che gli batte forte nel petto
che abbracciano i propri figli e in questo abbraccio stringono i figli degli altri.
quelli che ci sono e quelli che non ci sono più.




giovedì 3 maggio 2012

i libri spediamoli a scuola!

Gran bel progetto descritto così nel sito http://www.ilibrispediamoliascuola.it/:

L’articolo 4 della nostra Costituzione dice che ogni cittadino ha il dovere di sostenere il “progresso materiale o spirituale della società”.
Eppure da tempo nella scuola italiana c’è poco spazio per i libri. Le biblitoteche scolastiche non sono previste nei nostri istituti scolastici: se ci sono e sono attive è grazie all’impegno volontario di insegnanti e genitori.
E la cosa forse ancor più preoccupante, è che ci stiamo abituando al fatto che proprio lì, dove i libri dovrebbero avere un posto d’onore, questi non ci siano…
Tutto ciò ci rafforza in un’idea: oggi più che mai c’è bisogno di libri e di libri nelle scuole.
Riteniamo sia importante, vista la situazione italiana, che nasca oggi un circuito virtuoso per unire quei cittadini che credono (come noi) che i libri siano fondamentali per la crescita dell’individuo e quindi proporre un’azione semplice – ma rivoluzionaria – perché coloro che sanno cosa fare con i libri possano riceverli!
Il meccanismo della campagna I libri? Spediamoli a scuola? è semplicissimo:
le scuole interessate devono contattare le librerie aderenti al progetto (che crescono di giorno in giorno) e insieme a librai esperti elaboreranno una lista di titoli che verrà esposta in libreria. I cittadini (ma anche aziende, istituzioni, associazioni) acquistano uno o più libri per comporre lo scaffale e diventano azionisti di una biblioteca scolastica. Una volta “chiuso” lo scaffale verrà consegnato alla scuola.

L'8 maggio cercate in città la libreria che aderisce al progetto. Della biblioteca a scuola diventate azionisti!

E c'è pure una canzone bellissima.

giovedì 8 marzo 2012

bernard friot

Stamani ho partecipato ad un incontro con Bernard Friot presso la scuola media statale Garibaldi di Palermo. Incontro organizzato dall'associazione Oliver in collaborazione con Institut français di Palermo.
Ho ascoltato attenta. Ho potuto seguire da sola un incontro con uno scrittore e di questi tempi non mi pareva vero.Impegnativo ritagliarsi spazi di silenzio e di ascolto, spazi di silenzio per mettersi in ascolto. La cosa strana e forse bella però è che poi i due io me li porto sempre dietro mio magrado.Stanno nella mia vita ormai, nei miei pensieri, nelle parole ascoltate, nei suggerimenti raccolti. Anche un incontro con Friot si trasforma quindi in un insegnamento per me. me-mamma intendo. Friot parla in modo semplice, usa tante e belle metafore, fa spesso riferimento alla sua vita e nelle cose che scrive e che dice c'è il sentimento della vita, quello che lui si sforza di raccontare ai suoi piccoli lettori. Non importa se si debba parlare della morte o del silenzio o ancora del sentirsi incompresi, ci sono parole che sanno declinare i sentimenti più nascosti o temuti. Sono parole semplici, compresse come le sue storie che leggi in meno di tre minuti. O le sue piccole poesie di 10 parole. Un esercizio che consiglia per cogliere forse l'essenza di un pensiero. Perché si può dire tanto con poco, poco rumore, poco clamore. 
Friot è un osservatore attento, è stato insegnante, sa chi si trova di fronte o è pronto a scoprirlo ogni volta. Descrive Anna che gli sta di fronte con le sue unghie pittate di verde, la sua sciarpa, gli stivali, il modo di muovere le mani, le legge dentro gli occhi e forse anna si è emozionata pure quando si è sentita 'raccontata' come il personaggio di una storia. Stamani Friot ha usato parole antiche e dense come: 
morte
fantasia
racconto
parole
poesia
silenzio

Con dolcezza ha accolto un ragazzino che gli ha portato la ricetta della crostata della nonna portata a scuola in occasione dell'incontro con lo scrittore. Gli ispirerà una storia ha detto e secondo me avrà il profumo del garbo del ragazzino che è uscito dall'aula scusandosi per il disturbo. 


Verrebbe voglia di scrivergli un biglietto, come si faceva una volta, di quelli che poi si mettono dentro una busta: ' Signor Bernard Friot grazie, per la serenità del suo sguardo, per il suo sorriso accogliente. Ho provato una sintonia immediata nei suoi confronti, avrei potuto dirle e chiederle tante cose, invece mi prendo e conservo il tempo passato ad ascoltarla stamani. Lei è una persona capace di dare senso alla vita delle parole'.

venerdì 17 febbraio 2012

c'è speranza se succede... a scuola

I veri maestri non sono mai per caso.
I veri maestri ascoltano e osservano, si pongono in mezzo alla vita e alla storia.
Oggi Mario Lodi compie 90 anni. Maestro per tutta la sua lunga vita. Un maesto dei tempi, di tutti quelli che ha vissuto e che ha saputo trasformare con il suo lavoro.
Un maestro che ha ascoltato i bambini, ha dato loro strumenti nuovi e ne ha ricavato esperienze di crescita e di partecipazione creativa ineguagliabili. Non era facile dopo la guerra, dopo la prigione subita per motivi politici, non era facile in un'Italia da ricostruire e in un paese che doveva cancellare le parole del regime. Ma lui ha 'messo in pratica' un pensiero, gli ha dato la forma della scuola, della creatività, della lettura, della scrittura, dell'invenzione di favole. Un maestro della scuola pubblica, quella che Giuseppe e Gianluca hanno imparato a conoscere in questi mesi di asilo. Una scuola nella quale ci troviamo come a casa ma in mezzo al mondo. Credo nel lavoro delle persone che incontro ogni giorno in questa scuola, credo nella professionalità e nell'esperienza, nella libertà che esprimono e che trasmettono.
“Care maestre e cari maestri, mi è capitato spesso, in questo periodo, di ricevere lettere o telefonate da qualcuno di voi. La domanda che mi viene rivolta con maggiore insistenza è: “Come facciamo a insegnare, in tempi come questi?”. I sottintesi alla domanda sono molti: il ritorno del “maestro unico”; classi sempre più affollate; bambini e bambine che provengono da altre culture e lingue e non sanno l’italiano etc.
Anch’io, come voi, soprattutto nei primi anni della mia attività di maestro, mi ponevo interrogativi analoghi. Ho cominciato ad insegnare subito dopo la guerra. Le classi erano molto numerose. Capitava anche di avere bambini e bambine di età diverse.
Forse qualcuno di voi ha la brutta sensazione di lavorare come dopo un conflitto: in mezzo a macerie morali e culturali, a volte causate dal potente di turno – ce n’erano anche quando insegnavo io – che pensa di sistemare tutto con qualche provvedimento d’imperio. I vecchi contadini delle mie parti dicevano sempre che i potenti sono come la pioggia: se puoi, da essa, cerchi riparo; se no, te la prendi e cerchi di non ammalarti e, magari, di fare in modo che si trasformi in refrigerio e nutrimento per i tuoi fiori.
Il mio augurio per il nuovo anno scolastico è questo: NON SENTITEVI MAI DA SOLE E DA SOLI! Prima di tutto ci sono i bambini e le bambine, che devono essere nonostante tutto al centro del vostro lavoro e che, vedrete, non finiranno mai di sorprendervi. Non dimenticate che davanti al maestro e alla maestra passa sempre il futuro. Non solo quello della scuola, ma quello di un intero Paese: che ha alla sua base un testo fondamentale e ricchissimo, la Costituzione, che può essere il vostro primo strumento di lavoro.
Siate orgogliosi dell’importanza del vostro mestiere e pretendete che esso venga riconosciuto per quel moltissimo che vale.”
(dal sito http://www.scuolaoggi.org - di Federico Niccoli)

...davanti al maestro e alla maestra passa sempre il futuro. Ecco, il mio futuro è pieno dei 'due', pieno delle conquiste quotidiane, dei momenti senza controllo, della calma dei momenti di gioco, è pieno dei gesti che sono conquiste di indipendenza, di novità che stanno diventando parole ed espressioni nuove.
A scuola tutto questo continua e migliora quello che a casa avviene a volte spontaneamente o dopo attente osservazioni dei loro comportamenti.
C'è un filo che lega tutto e mi fa sentire meno sola in questa fase di crescita delicata e turbolenta. Due aggettivi opposti, come opposte a volte sono le reazioni dei 'due' o i miei stati d'animo, opposte le direzioni e gli arrivi.

E questa sera a fare gli auguri a Mario Lodi ci mettiamo anche Don Milani
'L'obbedienza non è una virtù'. Bisogna insegnare anche questo. Si.


 

Mario Lodi per immagini. Dal volume "Mario Lodi maestro", Giunti (Gus), 2011
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