venerdì 8 marzo 2013

conquistare e difendere


«Le case sono proprio dei corpi. Noi siamo attaccati ai muri, ai tetti, agli oggetti esattamente come al nostro fegato, allo scheletro, alla carne e al nostro flusso sanguigno. Io non sono una bellezza, non c'è bisogno di uno specchio per accertarmene eppure sto attaccata a questa mia carcassa come se fosse il limpido corpo di Venere. E questo vale anche per la stanzetta che occupavo allora; il mio corpo, i gatti, la gallina rossa sono tutti il mio corpo, tutti parte del mio pigro flusso sanguigno» (Il cornetto acustico, 1974). 

Ho letto questo articolo  e l'ho subito collegato ad un libro di tanto tempo fa Il cornetto 
acustico di Leonora Carrington. Nel libro si parla di Marion,una novantanovenne battagliera, e delle sue amiche che, confinate in un magico ospizio, ne prenderanno in mano la gestione e fonderanno una comunità gestita esclusivamente da donne. 
Ci sono cose che vanno prese, non necessariamente con la forza, ma vanno trattenute. Va legittimato un bisogno e un'urgenza. La storia delle famiglie che hanno occupato, abitandolo, un palazzo a Siviglia è uno degli esempi belli della traduzione del bisogno in pratica necessaria.
La condivido, lo farei anch'io, il fatto di non voler aderire ad un sistema di comportamenti precostituito è una forma di attacco a questo sistema: un attacco frontale e diretto. Ci sono dei confini da attraversare, dei nuovi segni da tracciare, per questo un gruppo di famiglie, donne in testa, ha occupato una Corrala, un antico complesso popolare disabitato da oltre due anni. 
Che pensieri si hanno prima di fare un gesto come questo? Si dovrebbe avere paura? O vergogna? Vergogna di che poi, di riconoscersi in uno stato di povertà? La Corrala è stata chiamata Utopia (qui http://www.corbisimages.com/stock-photo/rights-managed/42-37604407/spain-economy-illegal-occupants-of-private-building trovate delle belle foto che raccontano). Un'altra è stata chiamata La illusion. 

Si sono formate subito forme di cooperazione e autogestione, quel 'sostituirsi allo Stato' che conosciamo bene. Diventare istituzione primaria da difendere, diventare sapere da condividere, forza per tirare tutti gli altri e le altre, tempo e servizi per tutte e tutti, forme di partecipazione collettiva. Non ci sono passaggi di consapevolezza qui da sottolineare, da rivendicare, qui c'è un'urgenza che chiama e questa urgenza ha tanti nomi: si chiama tempo per sé stesse, tempo per i figli, tempo per il lavoro, tempo per la ricerca di un lavoro, si chiama studio, amore, viaggi, divertimenti, si chiama consapevolezza di sé, forza contro tutte le violenze, autodeterminazione. Lo spazio della politica è pubblico, non sta sul web, non crea cittadinanze virtuali, crea vita vera, abbracci, occhi che si guardano, parole sentite e non solo lette, parole pronunciate con toni, misure e volumi.
Allora più che citare...

Charlotte Whitton, una femminista canadese del secolo scorso (non ne conoscevo l'esistenza, ringrazio Raffaella Lombardi): “Le donne devono fare tutto due volte meglio degli uomini per essere considerate brave la metà….. per fortuna non è difficile!”
(che dire, geniale!)
Preferirei ricordare...
"In quei mesi a Firenze ci fu per esempio una ragazza di nome Tita Lorenzoni. Aveva venticinque anni. La formazione alla quale apparteneva si era già dislocata, in parte, nell'Oltrarno. I tedeschi e i repupplichini controllavano con ogni mezzo le rive del fiume. C'erano anche, però, altri partigiani organizzati clandestinamente. Per ben tre volte Tina riuscì ad attraversare le linee per assicurare il collegamento fra i resistenti. Venne presa e messa in prigione:tentò di fuggire, venne ripresa, fucilata. La motivazione della medaglia d'oro che anni dopo le fu conferita, dice di lei: "Angelo consolatore tra i feriti". Tutta quella spericolatezza, tutto quel coraggio, umiliati da un qualche alto funzionario addetto alla scrittura, che non conosceva le parole da pronunciare per definire una persona come Tina". 
Tratto da Libere sempre, di Marisa Ombra Einaudi 2012