sabato 16 giugno 2012

la casa di maria


Vorrei parlarvi di una casa. È la casa di Maria.Vorrei parlarne perché si tratta di uno di quei posti senza tempo, che trattiene la memoria, che insegue la vita. Il portone si apre senza che nessuno chieda prima chi è.Così si entra in questa casa. È una casa che sale. Non è una casa da manuale, non ha uno stile che la posiziona nella storia. È bianca se la guardi da fuori. E basta. Ha due piani e uno in più per una terrazza. Dalla terrazza vedi mezza Palermo. Il campanile della cattedrale, la cupola della chiesa dell’olivella, di casa professa, di san giuseppe, il teatro massimo, i tetti di tante case, altre terrazze. Dalla terrazza di sopra vedi la terrazza di giù, quella con le piante, che fa sempre parte della casa di Maria e vedi pure se c’è qualcuno in casa. Non è elegante, non ha i mobili alla moda. C’è tanta luce. Ci sono tanti colori.Ci sono sedie di legno e un vecchio divano di pelle, ci sono tante piante, tante pentole, tanti mestoli, tanti contenitori. È una casa dove si cucina.  È una casa dove c’è sempre la frutta di stagione.  È una casa dove passa tanta gente. È una casa che sa fare la casa. È una casa dove si parlano tante lingue. Questa casa conosce traslochi. Vite cambiate e poi partite. In questa casa mi succede di ritrovare energie addormentate, di capire chi sono, quali sono le mie radici.  Non perché io abbia abitato questa casa, mi ha solo ospitato qualche notte. Non è necessario averla abitata per sentirsene parte. Perché questa casa contiene, ha appreso, ha udito, ha imparato, ha sperimentato, ha sentito urla di gioia, di dolore e di piacere.  Ha accolto lunghi silenzi di attesa, di sonno e di vuoto. Perché questa casa conserva senza nascondere. Ripone senza ordinare. Trattiene senza fermare. Questa casa è tutti i segni dello zodiaco. Questa casa è pregna delle persone che la abitano, ognuno ha lasciato la sua impronta, ha lasciato la sua storia, che altri continuano a raccontare.  Adoro fotografare la casa di Maria. Così com’è, negli angoli, nelle stanze, sopra, sotto. Stimola ricordi, li mescola, vuole essere impressa, sentita, guardata in tutti i suoi particolari. Ognuno di noi ha una casa nella memoria, ne conserva un pezzo perché un pezzo di vita ne ha fatto parte. E ci crediamo, sappiamo che è così.







A proposito di case e per tenere sempre vivo il nostro legame tra la vita e i libri, abbiamo scoperto La casa più grande del mondo, di Leo Lionni edizioni Babalibri.



Lo abbiamo preso dalla nostra libreria e con i due lo abbiamo letto. Una bella avventura che ci invita a semplificare, a ridurre, a rallentare come solo una vera lumaca sa fare, assaporando quello che le sta intorno. A portare con noi solo quello che serve e non ci appesantisce, ma che ci rende leggeri e semplici.
I disegni di Lionni fanno restare a bocca aperta, i due (che sono sempre giuseppe e gianluca) spalancano proprio la bocca quando vedono la casa della lumaca diventare sempre più grande. Così, senza neanche rendermene conto questa settimana tra il poco poco e il grande grande siamo entrati, in punta di piedi, nel fantastico mondo della misure. Ieri sera l'abbiamo raccontata senza libro in mano, con le parole e con i gesti, con le espressioni di stupore e di meraviglia, tutti sul letto prima di dormire e la cosa più bella di questo modo di raccontare è la loro memoria, come si conservano i particolari e i passaggi. La memoria, si, di questa è meglio averne tanta invece, e sempre di più.