martedì 13 dicembre 2011

Come Back To What You Know

 Ieri sono stata ad un funerale.
Una donna e la sua bambina hanno perso insieme un marito e un padre.
Ho abbracciato la mia amica donna dicendole quello che il mio cuore in quel momento mi ha suggerito, ovvero di piangere tutte le lacrime che aveva, tutte.
La mia bambina farà domande, vorrà delle risposte.
La mia amica donna pensava solo alla figlia mentre parlava con me: aiutarla a capire, ad accettare, a riempire questo vuoto immenso.
E' una mamma la mia amica e quindi pensa di poter mettere da parte il suo dolore.
La sua bambina avrà bisogno di tutta la sua forza e anche di più.

Come spiegare ai bambini cos'è la morte?
Come arrivare a comprendere il fatto che una persona possa cessare di far parte della loro vita, anzi della vita?
"Evitate di valorizzare l'assenza delle lacrime", la Filliozat, quella di 'Le emozioni dei bambini', dice questo in relazione alla sofferenza che un bambino può provare su se stesso, fisica e psicologica ma credo valga anche per eventi esterni e forti come la morte.

Sempre la Filliozat dice che i bambini "acquisiscano la nozione dell'irreversibilità della morte verso i nove anni, ma questo non è un buon motivo per raccontare loro delle sciocchezze".

"Che cosa dire? la verità"

"Dire la verità non vuol dire imporre brutalmente al ba,bino una realtà che non potrebbe assimilare, né infliggergli immagini violente. è importante concedergli il tempo necessario, seguire il ritmo della sua comprensione e delle sue capacità di assimilazione"

Ma la cosa più importante è che il bambino si rende conto delle nostre emozioni, soprattutto se noi non le esprimiamo. Ecco forse sta qui il problema, il passaggio più difficile: essere sinceri, giocare, inventare parole e storie, ma farlo sinceramente
senza pensare di non voler far trasparire il nostro dolore.
Ho pensato ai due ieri. Alla percezione che già hanno del nostro dolore, delle nostre tristezze, all'attenzione che dimostrano quando uno dei due sta male o piange. Ognuno lo fa a modo suo. Gianluca è triste dalla testa ai piedi, si vede proprio che è preoccupato, ti cerca con lo sguardo, tu stai lì con la testa fra le mani, a volte anche solo per stanchezza, e lui subito pronto ti spunta da sotto (sembra WALL-E), e ti dice tutto con gli occhi o mettendo qualche sillaba in riga. Giuseppe sembra più distratto, quasi disinteressato, ma poi si avvicina, con i suoi tempi, va bene così.
Non so cosa succederà tra qualche anno, cosa mi chiederanno, cosa racconterò loro delle persone che non ci sono più, come farò a spiegare quanto invece continuino ad essere presenti nella mia vita e in che modo questo passi anche nella loro.

Alla mia amica ieri ho detto
piangi tutte le lacrime che hai
ma c'è la bambina?!
e piangi insieme a lei
stringetevi forte e piangete
e poi forse riderete...

Ho detto queste parole con un minimo di esperienza sulla morte, anche se ognuno la vive a modo suo. Ma avere qualcuno da stringere, con cui piangere e gridare e subito dopo ridere perché si ricorda insieme, sarà una cosa piccola ma aiuta.

Ricordo calorosi abbracci quando è morto mio padre, poche parole ma calorosi abbracci si. Potrei elencarli uno per uno.

Ho abbracciato forte la mia amica ieri e la sua bambina, le ho regalato un angioletto punk da stringere, per un attimo ha sorriso.

Questo articolo è interessante, concedetevi il tempo di leggerlo
http://genitoricrescono.com/parlare-della-morte/



Picasso_Maternità su fondo bianco